L’ultima tappa del nostro viaggio in America è stata la Grande Mela: New York.

La città che non dorme mai.

A New York ci ero già stata nel 2010 e la prima cosa che ho notato è che lo skyline è cambiato. Nel 2010 l’area delle Torri Gemelle era un cantiere inaccessibile, oggi invece c’è il memoriale ed il grattacielo del World Trade Center.

Questo l’itinerario consigliato da google con le foto di ciò che ho visto.

  1. Statua della Libertà*: Celebre monumento nazionale inaugurato nel 1886 con visite guidate, museo e visita della città.

  2. One World Trade Center: Caffetteria informale, bar di stuzzichini e ristorante raffinato di cucina americana con vista dal 101° piano.


  3. Ponte di Brooklyn: Celebre e amatissimo ponte in pietra e acciaio costruito nel 1883 che collega Manhattan e Brooklyn.

  4. Grand Central Terminal: Stazione ferroviaria famosa per la facciata e l’ingresso principale, con negozi e ristorante.

  5. Rockefeller Center: Celebre edificio con studi televisivi, pista di ghiaccio stagionale e grande albero di Natale.


  6. Empire State Bulding*: L’Empire State Building è aperto al pubblico tutti i giorni della settimana dalle 8:00 alle 2:00. Il biglietto d’ingresso costa 37 $ per gli adulti (se comprato su internet, vanno aggiunti 2$). Eventuale audio-guida: 8$. Un ulteriore punto panoramico si trova al 102esimo piano, per accedere al quale è necessario aggiungere altri 20 $ al normale prezzo del biglietto di ingresso (da comprare all’86° piano).

  7. Central Park: Storica giostra con cavalli realizzati a mano, una delle più grandi del paese.

  8. Times Square: Piazza sempre affollata nel cuore del Theater District, famosa per le mille luci, i negozi e gli spettacoli.

  9. High Line: Famoso parco su una vecchia linea ferroviaria, 10 m sopra il livello stradale, con vista su fiume e città.
  10. Aperitivo al Roof Top (la sera sui tetti dei grattacieli di NY)
L’edificio dell’hotel dove abbiamo soggiornato

Abbiamo soggiornato nel Lower East Side (quello di Gossip Girl era l’Upper, non confondiamoci!), una zona giovane ed economica (ma siamo sempre a NY, quindi economico è decisamente relativo). Il quartiere è molto comodo, ci sono numerosi ristoranti e bar dove mangiare o bere qualcosa, addirittura qualche pub aperto dopo le 22.
Pare sia piuttosto sicura come zona, anche se ad accogliere i turisti c’è un forte odore di marijuana che invade le strade!

L’hotel era piuttosto economico (per modo di dire, visto che per una doppia per 5 notti abbiamo speso 950 € senza colazione), ma le stanze erano a dir poco minuscole.
Ho condiviso la stanza con un mio amico e, per muoverci, dovevamo coordinarci.
La mia valigia era dietro alla porta, con le rotelle rivolte verso il muro perché, aprendo (non del tutto, non si riusciva) sbatteva contro. La sua era di fianco al letto che, se fosse caduto, ci si sarebbe ritrovato direttamente dentro.
Io avevo circa 30 centimetri di spazio per raggiungere il mio lato del letto. Trenta centimetri a piedi, trenta centimetri dalla parete con la finestra.
Il condizionatore era sul soffitto, copriva tutto il letto. La TV appesa alla parete così in alto che, anche se l’avessimo accesa, per guardarla ci sarebbe venuto il torcicollo.
Il bagno aveva WC e vasca con doccia. Il lavandino, piccolo, era fuori e sotto ci abbiamo messo lo sgabello imbottito che era parte del comodino grande.
L’armadio era composto da una parte grande circa mezzo metro in cui appendere i vestiti (due grucce a testa, non di più) e un’altra con delle piccole mensole profonde 20 cm.
Chiaramente si poteva stare in piedi uno per volta.
L’aria condizionata era settata su 69°F (circa 20,5° C). In pratica dovevamo ospitare anche i pinguini.

Dietro al nostro hotel c’era anche una libreria frequentata da gente di ogni tipo (ricordo un tizio grasso con parrucca fluo e gonna, oltre a persone che, oggettivamente, non capivo se fossero uomini minuti o donne). Per chi fosse interessato, il posto si chiama Bluestocking.
Anche il catalogo era di ogni tipo, ad esclusione della narrativa (nel sito web c’è una sezione chiamata “LGBTQ & Gender Studies”, giusto per farvi un esempio del genere di letteratura predominante).

Cosa ricorderò di questa vacanza?

Sicuramente i lividi sulle caviglie, le mega camminate a cui ho sottoposto i miei compagni di viaggio che, nonostante fossero tutti più giovani di me (tra i 6 e gli 11 anni, quindi tutti decisamente under 40), si stancavano prima!
S. che una notte mi ha quasi fatto venire un infarto quando si è alzato e ha urlato “Non aprire quella porta!” e le sue ore in bagno a leggere. E poi, possiamo dimenticare il bucato?
G. che, per recuperare, andava a 89 miglia orarie quando il limite era 60 (145 con limite 100 km/h), ha sbancato la carta di credito facendo shopping (e con le preautorizzazioni degli hotel non sbloccate) e la mattina che voleva dormire fino alle 9, ci ha svegliati tutti alle 5.30.
A. a cui ne sono successe di tutti i colori: fino al pomeriggio prima non era sicuro di partire, poi non gli avevano attivato la carta di credito per i paesi extra UE, poi sono arrivati i ladri, poi il mal di denti e ci ha fatto conoscere i medical center americani.

Io? Io faccio i programmi e…

Però di tutti e tre posso dire che (ed è la prima volta che mi succede) sono stati degli ottimi compagni di viaggio! Di solito torno a casa dalle vacanze on the road con istinti omicidi almeno verso un componente del gruppo. Di solito torno a casa che le persone con cui sono stata in vacanza non le voglio più vedere almeno fino a Natale. O anche di più: la mia camera di decompressione. Di solito torno a casa che penso alla prossima vacanza. Questa volta… pure. Dove andiamo per il ponte del 1° novembre?

Noi a Boston. G., A. io e S.

 

Annunci