Dopo Philadelphia, Washington, Niagara Falls e Finger Lakes l’avventura americana è proseguita fino ai bordi dell’Oceano.

La destinazione prescelta è stata Cape Cod, una penisola a forma di uncino ubicata nella costa est degli Stati Uniti, circa 100 km a sud di Boston.

Un altro lungo spostamento di 750 km.

Abbiamo deciso di soggiornare per tre notti al Best Western Cape Cod Hotel in modo da poter visitare sia la costa, sia spingerci fino a Boston, ma senza cambiare albergo. Dopo una settimana con la valigia in mano, avevamo bisogno di diventare un po’ più stanziali… e di fare il bucato.

Lavatrice e asciugatrice che io ho riempito di calzini, mentre il mio compagno di stanza di mutande.

Il tempo non è stato clemente con noi: due giorni in una località di mare, due giorni di pioggia!

Noi abbiamo soggiornato a Hyannis, località nota per essere la città in cui, il 9 novembre 1960, J.F. Kennedy pronunciò il suo discorso dopo la vittoria elettorale:

 «Io credo che sia importante per questo Paese navigare e non stare solo in porto.» 

A Hyannis ci siamo andati a cena le tre sere in cui abbiamo soggiornato in zona. Tutte le attività commerciali sono sulla Main Street. Il piatto tipico è l’aragosta, in particolare il lobster roll, un rotolo ripieno di aragosta. A me non piacciono i crostacei, quindi non l’ho mangiata.

L’11 agosto, anche su consiglio della receptionist del motel ma soprattutto guardando la cartina, abbiamo deciso di andare a Provincetown, la punta estrema della penisola.

Sulla strada (poca in teoria, tanta visto il traffico) ci siamo fermati a fare una passeggiata in mezzo alla natura e qualche foto a Eastham.

E poi di nuovo in macchina in direzione Provincetown, detta anche Ptown.

In albergo avevo preso un libricino pubblicitario con le attività del mese di agosto dei paesi della zona. Concerti, eventi, manifestazioni. L’avevo sfogliato e, a parte qualche street food, non avevo notato nulla. Io.
A Provincetown, dall’11 al 15 agosto, si è svolto il Gay Pride.

the town is known for its beaches, harbor, artists, tourist industry, and its status as a vacation destination for the LGBTQ community
(fonte Wikipedia)

“La città è conosciuta per le sue spiagge, il porto, gli artisti, il turismo e come meta per le vacanze della comunità LGBT”.
È annoverata, sempre da Wikipedia, tra i gay village più importanti dello Stato di New York ed è stata votata come “the gayest city in America”.

Non sapevo nemmeno esistessero dei “gay village”, figuriamoci se avevo idea che votassero la città più gay d’America!

Le foto non rendono bene l’atmosfera che c’era nella via principale di questa città nel giorno degli arrivi per la festa del Carnevale.

Arriverà il giorno in cui non noterò che quelli che si tengono per mano sono due uomini e che quelle due persone, evidentemente non i due genitori biologici, spingono un passeggino con dentro una bambina ricciolina con la pelle di un colore diverso dalla loro. Arriverà il giorno in cui l’unica cosa che conterà sarà essere se stessi senza aver paura del giudizio degli altri. L’unica cosa che conterà sarà essere liberi.

Arriverà quel giorno in cui non guarderò quelle mani. Saranno solo mani che si stringono e si vogliono bene.

Provincetown non è solo questo.

Qui, l’11 novembre 19620 fu firmato il Patto del Mayflower, dopo che i Padri Pellegrini partiti da Plymouth (Inghilterra) attraccarono proprio a Provincetown.

Vista dalla spiaggia del monumento ai Padri Pellegrini

Provincetown è anche spiagge, che non ci siamo goduti per niente vista la pioggia.

IL MIO CONSIGLIO

Provincetown è meta del turismo gay americano, quindi se la cosa vi infastidisce, evitate di andarci. Non fa per voi. Al di là dei discorsi morali che si potrebbero fare.
Per tutti gli altri, andateci in una bella giornata di sole e, se vi piace, gustatevi un bel lobster roll!

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