Quello che mi manca della vita da studente è il tempo.

No, non tornerei mai indietro perché dovrei quello che ho oggi, perché quel tempo è passato e non ci penso più.

Non tornerei indietro ma mi manca il tempo. Mi manca avere tempo di camminare per strada con la luce del sole in faccia, sentire il vento negli occhi e poter fare tutto con lentezza.

Mi manca avere tempo.

Il lavoro non mi stanca. Mi stanca dover concentrare tutta la mia vita in quelle poche ore che rimangono libere la sera, in cui devi anche mangiare, lavarti e inesorabilmente dormire.

Togli ore al sonno, 6 o 7 infondo sono sufficienti per tirare nuovamente sera, per ritagliarti un’oretta in più da passare davanti al pc o in palestra.

Togli un giorno alla palestra per avere una sera in più in cui, tornata a casa, non devi catapultarti alla nuova lezione in cui saltare e correre. Ormai per rilassarci saltiamo e corriamo, come se non lo facessimo abbastanza tutto il giorno.

La nostra agenda, anche quando è intonsa, è fitta di appuntamenti fissi. Non c’è bisogno di scriverli, tanto sono cose che facciamo tutte le settimane, tutti i giorni a quell’ora.

Poi arriva un giorno in cui stai bene ma non stai bene. Quel giorno in cui il tuo organismo ti chiede di rallentare, di buttare via quell’agenda non scritta, lasciare i pesi che hai sulle spalle e camminare per strada, guardare in faccia la gente e sentire il vento tra i capelli. Arriva quel giorno in cui il tuo corpo ti chiede un attimo di tregua.

Lo senti, ma non lo ascolti. Prendi una tachipirina e continui la tua corsa verso il niente.

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