Dopo quella di Fabrizio Moro, un’altra canzone dedicata ad un papà.

Quello di Ermal Meta, però, è un papà cattivo. Uno che picchia suo figlio, uno a cui si aspira ad assomigliare il meno possibile, al massimo per qualche segno fisico e quel cognome cucito addosso che ti ricorda come non vorresti essere.

ERMAL META – LETTERA A MIO PADRE

Di bestie come te
Ce ne sono in giro e non è facile
Scoprirle e sai perché
Sono fabbricanti di maschere
Ti sputano nel mondo
Solo per avere un pasto facile
Io sono ancora qui
Ho la pelle dura pure più di te
Non è mai semplice
Accettare di riconoscerti
Tra le mie rughe che
Assomigliano sempre di più alle tue
E questo sangue che
Sa un po’ di mostro e anche un po’ di me
Mi fa pensare che vorrei dirti grazie
Perché non ci sei
Poche rughe
Di espressione
Più nient’altro di te
Sopravvive in me
Un cognome da portare
Solo questo sarai
E mai più mi vedrai
Di mostri come te
N’è pieno il mondo e non è facile
Scoprirli e sai perché
Hanno mani bianche e voce docile
Ma se li guardi bene
Dentro i loro occhi non vedi niente
Il cuore affittano ad una notte nera
Priva di ogni luce
Poche rughe
Di espressione
Più nient’altro di te
Sopravvive in me
Un cognome da portare
Solo questo sarai
Ne mai più mi vedrai
Ogni male è un bene quando serve
Ho imparato anche a incassare bene
Sono stato fuori tutto il tempo
Fuori da me stesso e dentro il mondo
Non c’è più paura
E non c’è niente
Quello che era gigante oggi non si vede
Sulla schiena trovi cicatrici e lì che ci attacchi le ali
Poche linee sulla pelle
Più nient’altro di te
Sopravvive in me
Un cognome da portare
Solo questo sarai
Ne mai più mi vedrai
Ogni male è un bene quando serve
Ho imparato anche a incassare bene
Sono stato fuori tutto il tempo
Fuori da me stesso e dentro il mondo
Non c’è più paura
Non c’è niente
Quello che era gigante oggi non si vede
Sulla schiena trovi cicatrici
E lì che ci attacchi le ali
Ogni male è un bene quando serve
Ho imparato anche a incassare bene
Forse un giorno diventerò padre
E gli dirò di cambiare le stelle
E gli dirò che un cazzotto fa male
E che una parola a volte ti uccide
E quando sulla schiena hai cicatrici
E lì che ci attacchi le ali

 

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