Rovazzi in tangenziale ci va col trattore.

Io alla sua età ci andavo con l’auto di mio padre.

Quel giorno, era estate, non ricordo perché dovessi andare in università. Non c’erano esami né incontri coi professori perché mi ero messa i jeans corti sfrangiati, lunghi al ginocchio. Non certo abbigliamento formale!

Mio padre era da un cliente a Cremona. Mia mamma mi aspettava a casa per pranzo.

Io non avevo ancora il cellulare, quindi era prima del 1999.

Ero sulla Tangenziale Est di Milano con la mia auto (l’auto di mio padre, in verità). C’erano poche macchine, come al solito in tarda mattinata. Viaggio sulla corsia di sorpasso quando… improvvisamente non c’è più spinta. Io accelero e lei decelera. Riesco, grazie alla forza d’inerzia, a spostarmi a destra, nella corsia di decelerazione per l’uscita CAM. Chiaramente dove mi si può fermare l’auto se non nella zona industriale, in tangenziale all’ora di pranzo? Senza cellulare.

Non mi perdo d’animo. Scendo dall’auto coi miei pantaloncini di jeans, vado nel bagagliaio a prendere il triangolo, visto che lei non ne vuole sapere di rimettersi in moto. Lo monto e conto i passi per calcolare i metri tra il segnale e il “pericolo”. Allora sapevo qualche dovesse essere la distanza. No, niente gilet catarifrangente, non era obbligatorio e non ce l’aveva nessuno.

No, niente cellulare né colonnina SOS.

Rifletto qualche istante. Cosa faccio? Beh… la rampa d’uscita è a pochi metri da me. Sotto il sole, mi incammino ed entro nella prima azienda aperta. Un concessionario Renault. Chiedo di telefonare. Sembrerà strano ai millenials, ma negli anni ’90 era normale entrare nei posti e chiedere di fare una telefonata.

Chiamo mio padre, lui il cellulare ce l’ha, ma non prende. Logico.

Allora il tizio della Renault prende la sua auto e, insieme, andiamo a trainare la mia fuori dalla tangenziale. Che poi tirandola il motore si avvia.

Lui era convinto che una ragazza di 20 anni o non sapeva guidare o non si era accorta di essere in riserva. Nessuna delle due opzioni.

Mi porta ugualmente dal benzinaio. Facciamo il pieno, ma l’auto non si mette ugualmente in moto. La facciamo ripartire e me ne vado a casa.

Non era la benzina. Non ero io che non sapevo guidare.

Si erano fusi due elementi della batteria!

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