Questo mese ho pensato ad una canzone di Fabrizio Moro, Buongiorno papà.
La stavo ascoltando mentre guidavo qualche giorno fa, infondo quando si guida da soli è il momento migliore per ascoltare la musica.

La canzone dedicata a suo papà, un papà che sarà della stessa generazione del mio, visto che Fabrizio Moro è del 1975 come me. Il mondo in cui siamo cresciuti, con le dovute differenze geografiche, familiari, sociali, è stato lo stesso. Abbiamo sentito le stesse notizie alla TV, sentivamo parlare di scala mobile probabilmente pensando entrambi che fosse solo quella per andare a prendere la metropolitana. Sentivamo parlare dei bambini africani che non avevano da mangiare, quindi noi non dovevamo fare i capricci per il cibo, ma senza capire come facessero loro a mangiare se gli odiati spinaci me li finivo tutti io, ma tanto i muscoli di Braccio di Ferro non li volevo.

Mi sono soffermata più che altro sul finale

Ah, la baracca abusiva nell’81
mentre sognavi di timbrare il cartellino a vita
la tua Alfa Romeo e la schedina come unica via d’uscita
e le mani sporche di grasso d’officina
le passioni mai intraprese
nessun libro nessun film nessuna canzone
uno spiccio da mettere in banca a fine mese
per realizzare, per realizzare, per realizzarsi in questo mondo qua
Buongiorno papà,
che mi tieni per la mano fuori al negozio di giocattoli
che ora chissà dove sta

Mio papà non timbrava. Neanche da dipendente. Era andato dal suo capo a dirgli che non voleva il cartellino: lui, da capo officina, entrava per primo e andava via dopo l’ultimo operaio. Non c’era bisogno che timbrasse. Lui alle 17.30 mi veniva a prendere all’asilo e mi portava a lavoro. Mi sedevo alla scrivania e chiamavamo mia mamma con il viva voce. Nei primi anni ’80 il viva voce mi sembrava qualcosa di pazzesco!
Io giravo indisturbata in un’officina dove c’erano lastre di vetro per collaudare le macchine che costruivano. Giocavo con la pasta lavamani come fosse pongo da modellare e, prima di andare a casa, mi lavavo le mani con l’acquaragia perché venivano pulitissime.
Mi piaceva guardare il saldatore che faceva le scintille e il muratore che costruiva il nuovo capannone.
La bambina pazza mi faceva paura, mentre il ragazzino spericolato poi è morto facendo una gara di moto cross.

Il sabato e la domenica mattina andavamo in officina a lavare la macchina. Non sempre la lavavamo però. Era bello perché stavo in piedi sul sedile con la testa fuori dalla capotte della 500 e mi sentivo l’aria in faccia, mentre il giubbotto mi si gonfiava quasi a prendere il volo.

Poi si giocava la schedina, ma senza doppie perché mi papà non ha mai creduto nella fortuna. Noi eravamo contenti quando facevamo 12 da 10 mila lire.
Lui crede nella fortuna dei piccoli passi, nel non fare mai scelte azzardate, nell’avere le spalle coperte. Forse abbiamo sempre vissuto sotto le nostre possibilità, ma non ci è mai mancato niente. Nemmeno il negozio di giocattoli.

FABRIZIO MORO – BUONGIORNO PAPÀ

Col cuore ci vivo
con gli occhi mi esprimo
con la bocca racconto una storia
sul foglio ci scrivo
col sole mi sveglio

coi ricordi alimento memoria
col dolore ci cresco
con le chiavi ci apro
sulla strada mi perdo
col silenzio mi annoio
con lei mi emoziono
nel letto ci dormo
con le mani lavoro
col naso respiro l’odore
nel pianto ci mangio
coi sensi ci vedo
coi passi ci faccio rumore
sicuramente questo tu lo sai
anche se poi non me lo hai chiesto mai

Buongiorno papà,
buongiorno papà,
coi vestiti del mercato sempre larghi
e negli occhi la felicità

Con la chitarra ragiono
con la testa ci suono
col tempo io provo a capire
col vino mi proteggo
con i piedi mi muovo
e a volte non riesco a dormire
sicuramente non te l’ho detto mai

Buongiorno papà,
buongiorno papà
con i tuoi metri quadrati da finire
mentre passa la tua età

Ah, la baracca abusiva nell’81
mentre sognavi di timbrare il cartellino a vita
la tua Alfa Romeo e la schedina come unica via d’uscita
e le mani sporche di grasso d’officina
le passioni mai intraprese
nessun libro nessun film nessuna canzone
uno spiccio da mettere in banca a fine mese
per realizzare, per realizzare, per realizzarsi in questo mondo qua

Buongiorno papà,
che mi tieni per la mano fuori al negozio di giocattoli
che ora chissà dove sta

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