No, non mi riferisco all’anno nuovo, è presto per pensarci.

Non ci sono molte parole italiane che iniziano con la Y, forse non ne esistono proprio.

Così colgo l’occasione di parlare di una cosa a cui, negli ultimi tempi, penso spesso, soprattutto quando vedo qualcosa in TV ambientato nel passato. Quel passato non troppo lontano in cui non c’erano computer e smartphone a riempire le nostre giornate.

Sogno quel mondo dove i piatti erano vuoti, ma c’era il calore umano a riempire i cuori. Ci si stringeva attorno ad un tavolo, ci si guardava negli occhi e non attraverso selfie pubblicati sui social. Dove non c’erano telefonate ad interrompere il racconto di paura intorno al fuoco. Dove il gruppo si faceva mettendo la sedia in strada e spettegolando dei compaesani e non bullizzando gli amici su un gruppo di Whatsapp.

Vorrei provare a lavorare in un’epoca in cui non c’erano i computer a facilitare i nostri compiti. Quando le informazioni dovevi cercare sui giornali e negli archivi impolverati. Quando al massimo squillava il telefono, ma non avevi decine e decine di mail a cui rispondere tempestivamente, perché se non rispondi entro mezz’ora e non hai il fuori sede, significa che non sei attento.

Un’epoca in cui il commerciale comunicava il suo planning quotidiano e svolgeva indisturbato e irrintracciabile il suo lavoro per tutta la giornata. Senza smartphone che squilla, cliente che scrive, notifica.

Vorrei provare a vivere una settimana in un tempo lento quando i rapporti umani erano importanti, anche se non c’era da mangiare.

Ma poi tornerei a casa, perché non c’era neanche l’acqua corrente per farmi la doccia bollente come piace a me.

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