La Bella e la bestia è una favola classica dell’universo disney.

Nonostante siano stage già fatte numerose trasposizioni cinematografiche, animate e in versione musical, io non conoscevo bene la storia. Anzi, diciamo che non la conoscevo affatto.

Un principe tanto bello quanto egoista ed insensibile cade vittima di un sortilegio, in quanto incapace di guardare oltre le apparenze. Una maga lo trasforma in una bestia mostruosa fino a quando una ragazza non si innamorerà di lui (nonostante le apparenze). Ma il tutto deve avvenire prima che la rosa perda l’ultimo petalo.

In un paese vicino, la giovane Belle è derisa da tutti i concittadini perché strana. La sua stranezza: una ragazza che sa leggere. Di lei è innamorato Gastone, un idiota comandante dell’esercito che fa di tutto per conquistarla. Peccato che il suo di tutto sia tutto ciò che a Belle non interessa, anzi!

Un giorno il papà di Belle si perde nel bosco e finisce nel castello incantato della bestia (in tutto il film non viene mai citato il suo nome) e lì imprigionato. Il cavallo corre in città a chiamare Belle che cavalca per salvare l’anziano genitore.

Lo trova nella cella della torre e, con l’inganno, riesce a sostituirsi a lui nella prigione.

Il papà scappa, torna in paese e fa per tornare al castello con Gastone che, però, lo lega ad un albero e poi, quando l’uomo torna in città, lo addita come pazzo.

Intanto al castello inizia la storia d’amore che sarà tra Belle e la bestia… con l’inevitabile lieto fine delle favole.

Allora… che dire?! Storia a parte, devo dire che il film mi è piaciuto ma non mi ha preso. Non mi sono addormentata, ma non è riuscito a conquistarmi, non è riuscito a liberare la mia mente, non è riuscito ad isolarmi dal resto del mondo e portarmi dentro la storia. Nelle 2 ore di proiezione, sono riuscita a pensare ai cavoli miei per gran parte del tempo, pur riuscendo a seguire la trama (sono multitasking e ho poca capacità d’attenzione, l’ho già scritto).

Ridicola la scena che vuole essere gay friendly, ma che finisce per rappresentare i gay come le classiche macchiette saltellanti ed eccessive, felici di vestirsi da donna, confondendo un po’ le cose.

Voto: 

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