Ero alle medie, in seconda forse e Suor Rosina, la mia insegnante di matematica, aveva appena iniziato la nuova lezione.

Non lo sapevamo ancora, ma quel giorno avremmo imparato l’elevamento a potenza. Alla seconda.

Chiaramente a 12 anni conosci addizione, sottrazione, divisione e moltiplicazione. Inizi ad avere l’idea che, di fatto, addizione e sottrazione sono la stessa cosa, così come divisione e moltiplicazione, ma ancora nessuno ti ha mai detto che puoi elevare alla seconda, terza, quarta. E nessuno, per quanto a livello concettuale non ci sia nulla di complicato, ti ha mai spiegato che quella banale operazione ha un suo nome specifico.

Tornando a Suor Rosina, quel giorno iniziò la lezione con una domanda semplice:

Se ho due dadi, quante possibili combinazioni di numeri ci sono?

In classe eravamo in 26, 26 ragazzine di 12/14 anni e 25 di queste concordarono in un’unica risposta:

Dodici

…dando come spiegazione che ogni dado ha sei facce e, avendo due dadi => 6 x 2 = 12.

Nulla da dire sul risultato dell’operazione, ma non sul ragionamento. La mia faccia sicuramente faceva trasparire perplessità. Suor Rosina guardò la classe e chiese:

Siete tutte d’accordo?

Io sono sempre stata timidissima, ho sempre evitato di espormi, di dire la mia, a meno che non fossi stra sicura della risposta, nel qual caso non ho mai avuto paura di niente e nessuno.

Io no: sono 36.

Più che la risposta in sé, Suor Rosina si meravigliò della mia sicurezza, mai manifestata fino a quel momento.

Sei sicura? Le tue compagne di classe hanno detto tutte 12.

Suor Rosina, ci sei o ci fai?

E hanno sbagliato tutte.

Così ho imparato che 6 x 6, oltre a fare 36, si può scrivere come 6 ^2.

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