I giorni qui a Sanremo sono intensi. Si dorme poco e si scrive molto.

Stare dietro a due blog è difficile, così pubblico la pagella della Mosca Tze Tze, che condiviso pienamente. Per leggere l’originale, cliccate sul link qui sopra.


PRIMA SERATA – 7 FEBBRAIO

Giusy Ferreri cantare canta, ma al posto del microfono usa il citofono da collaudare. E stona. Di brutto.

Fabrizio Moro a casa-All Music Italia ha fatto rivoltare l’ormone tanto che già immagino Jennifer che continua a cambiare look alla ricerca di quello giusto per l’intervista (LEGGI QUI).

Elodie non mi piace. Ha i capelli rosa scoloriti e le sopracciglia grigie. Penso che Clio Make Up non approverebbe mai! In più, nel momento clou della canzone, alza l’ascella sudata come Ricky Martin dopo Maria.

Lodovica Comello è una star di Violetta che tenta il grande passo verso l’età adulta. Trova il burrone.

Fiorella Mannoia, la Fiorellona nazionale, trascina nel suo successo Amara che due anni fa ci ha inturbato la testa per renderci simili a lei. Le auguro un gran successo che si merita (ad Amara, Fiorella già ce l’ha).

Alessio Bernabei canta la versione 2017 della canzone dell’anno scorso. Cambia il tono dell’oh oh, ma continua ad occupare 3/4 del brano. Complimenti per il testo oooh oooh.

Al Bano è vecchio e anche quest’anno esce dalla naftalina per finire sul palco dell’Ariston. Canta come si cantava 50 anni fa, ok, fa parte della sua età e ci sta. Ma perché non va in pensione come fanno i suoi coetanei operai? Visto poi che la sua è l’ultima generazione che se lo può permettere…

Samuel dei Subsonica canta come Samuel dei Subsonica. Presenta un brano che poteva presentare con la band, ma lascia gli amici a casa. Egoista e non poco.

Ron sale sul palco con gli occhiali da sole. Ma non gliel’hanno mai detto che è maleducazione?

Clementino arriva dalla Campania e fa il classico rap dei rapper campani. Già sentito, trito e ritrito. Senza alcuna novità né motivo per cui dovrei ascoltarlo di nuovo. E poi la sua canzone ricorda nemmeno troppo vagamente Whisky di Raige.

Ermal Meta potrebbe prendere il posto di Damon Salvatore in The Vampire Diaries, se non fosse arrivata l’ultima serie. No, vabbé… Ian è intoccabile. Facciamogli prendere il posto di Enzo che nell’ultima puntata è…. opsssss allarme spoiler. Ermal è bravo. Sì, come autore. Peccato che non regga il palco live… quindi, visto che assomiglia ad Enzo nell’ultima puntata di TVD e sul palco stonicchia, ma scrive belle canzoni… fossi in lui continuerei a fare l’autore. Meno stress.

E con questo è tutto… ora mi preparo per la seconda puntata del festival.


SECONDA SERATA – 8 FEBBRAIO

Inizia la sfida dei giovani sui quali preferirei non esprimermi. In parte perché c’è poco da dire e, soprattutto, perché è giusto che continuino a sognare. E allora in bocca al lupo Marianne Mirage, Francesco Guasti, Braschi e Lenoardo Lamacchia! Un’unica nota: Leo, ma perché prima ti chiamavi Leo Stain (LEGGI QUI) e poi, d’improvviso, mi cambi nome ed io non capisco più niente? Comunque, tra le Nuove Proposte della prima serata, tu sei stato il mio preferito. Mi dai un bacino?

Spazio ai big e si inizia con Bianca Atzei che è tutto tranne che big. Non mi riferisco alla carriera, ma Bianca è uno scricciolo, piccola e minuta. Mi piacerebbe vederla affianco a Sergio Sylvestre!
Bianca fa il suo lavoro e lo esegue bene. Per spiccare il volo dovrà riuscire nell’arduo compito di levarsi di dosso l’etichetta di “raccomandata”.

Per Marco Masini nutro un certo affetto perché lui era l’idolo delle ragazzine della prima metà degli anni ’90. Per quanto ci possa provare, a noi piace sempre di più quando è disperato. Perché è più nelle sue corde.
Il look hipster lo boccio sui trentenni, figuriamoci su chi ha passato i 50!

Nesli e Alice Paba. Cosa devo dire? Nesli mi piace, mi piacciono le sue canzoni, già da quando faceva rap e veniva “consigliato” sui social da Francesco Facchinetti. Su Alice Paba ho ben poco da dire, visto il suo brevissimo curriculum artistico. Messi insieme non mi piacciono. Nesli sparisce, Alice lo sovrasta vocalmente dall’inizio alla fine togliendogli (e pure togliendosi) l’aria. Sembra quasi siano stati obbligati a salire sul palco assieme.

Sergio Sylvestre lo scopro a Sanremo perché nutro un certo pregiudizio sui cantanti usciti dai talent, quindi aspetto sempre che la loro voce arrivi in radio per farmi un’idea. Questo ragazzone gigante, agli antipodi fisici di Bianca Atzei, conquista il palco con la sua voce e la sua importante presenza scenica. Mi piace! Se fosse stato in gara tra le Nuove Proposte, avrei puntato il dito su di lui come vincitore. Tra i big, mi sembra presto.

Gigi D’Alessio è un musicista e porta il suo grande cuore sul palco, lo apre e lo dona a tutti. Il re del genere neo melodico. Mi conquista? No. Ma questo non vuol dire che non sia bravo.

Essere tra i big senza essere un big (almeno a livello di notorietà) è un peso e ne è un degno rappresentante Michele Bravi che è chiamato a fare il passo più lungo della gamba per dare risposta alle domande:

ma chi è?
perché è tra i big?

Il passo è lungo, certo, ma il balzo per arrivare dall’altra parte è felino e Michele tira un inaspettato graffio vincente. Nemmeno lui vincerà il Festival, ma ne sentiremo parlare ancora.

Paola Turci canta per sé e lo fa bene, finendo per arrivare a tutti. Una delle poche cantautrici italiane (chissà perché, le donne che scrivono sono sempre meno degli uomini) che, questa sera, ha saputo emozionare portando sul palco dell’Ariston un sound diverso dalla solita nenia d’amore.
Sto diventando troppo buona e non va bene.

Francesco Gabbani passava di lì col suo maglioncino color mandarino. Sale sul palco con lo stesso fare con cui io entro al supermercato, canta scanzonato e si porta dietro una scimmia ballerina che gli dà una mano nella lezione di Zumba che intraprende sul palco. Divertente, ma questo divertimento mi ha distratto molto dalla canzone che già non ricordo più.

Michele Zarrillo aveva presentato al festival 5 giorni, ma gli hanno detto che non era un’inedito. Allora ci riprova con Mani nelle mani, ma il risultato è di una noia mortale. Lui ci crede, io no. Il pubblico, però, non la pensa come me e passa il turno al primo colpo.

Chiara è brava a cantare, ma penso che fare la cantante non sia il suo mestiere. Questa volta arriva sull’Ariston nei panni di Arisa che di Arisa abbiamo già l’originale. Senza personalità.

Raige e Giulia Luzi sono il secondo duetto del Festival. Raige fa il rapper ma sa anche cantare, Giulia Luzi fa l’attrice, ma sogna un futuro di cantante. Insieme… boh, c’è qualcosa che non mi convince, nonostante il pezzo sia ok, così come l’interpretazione e lo strusciamento di Giulia su Alex sul finale. Bocciato il rossetto della Luzi, canzone da riascoltare meglio.


TERZA SERATA – 9 FEBBRAIO

Anche la terza serata inizia con lo scontro dei giovani: Maldestro, Tommaso Pini, Valeria Farinacci e Lele. Il mio preferito dei tre è stato Tommaso Pini… non stato guardando la TV (che era accesa) e pensavo fosse una donna a cantare!

I big si esibiscono nelle cover che, di solito, sono più belle delle canzoni in gara ed è inevitabile il paragone con l’originale.

La prima ad esibirsi è Chiara che, come al solito fa bene il suo compitino, ma a me non dà mai nulla di più.

L’intenso Ermal Meta fa un’interpretazione di Amara terra mia di Domenico Modugno da paura e, infatti, vince la serata delle cover. Non ho altro da dire.

Cara Lodo (posso chiamarti così?), se vuoi fare la cantante, scendi dal palco di Violetta e inizia a fare la cantante. Trova la tua strada e percorrila. Ma per confrontarsi con i mostri sacri della musica italiana, come Mina, bisogna avere una credibilità che, con la tua breve carriera, non puoi ancora avere. Occasione sprecata per Lodovica Comello.

Al Bano, con la sua voce e la sua storia, può permettersi di fare qualsiasi cosa. Ma ieri sembrava febbricitante e la performance ne ha risentito.

Fiorella Mannoia non l’ho vista perché ha cantato mentre ero in doccia. Mi spiace Fio’, non l’ho fatto apposta.

In compenso ho visto Alessio Bernabei e ne avrei fatto a meno. Ha accennato persino il suo classico oh oh pure nella cover. Avrei preferito finire di fare la doccia con calma.

Paola Turci si confronta con Anna Oxa ed il suo successo Un’emozione da poco. Difficile, ma Paola riesce nel compito di farla sua e farla pure bene. Infatti alla fine è seconda.

Gigi D’Alessio prende di nuovo il cuore in mano e intona L’immensità. Arriva? Ma sì, dai, non gli si può rimproverare niente, ma continua a non essere ciò che piace a me.

Francesco Gabbani cambia il colore del maglioncino e si mette nei panni del Molleggiato per cantare Susanna. Coinvolge il pubblico dell’Ariston che ormai dobbiamo smettere di dire che sia impettito, perché non lo è per niente. Zumba Strong.

Marco Masini canta Signor Tenente, successo di Giorgio Faletti e lo fa come tutti ci saremmo aspettati da lui, alla Masini che è un riconoscibilissimo marchio di fabbrica.

Elodie ha bisogno di farsi una tinta. Prima era rosa, ora è sbiadita. Di solito prima di andare ad un evento importante ci si agghinda un po’ per benino, ma lei non lo fa, forse perché è finito l’amore di cui ha cantato e così è arrivata a Sanremo come è capitato. Canta bene, ma pure lei, come Gigi, fa parte di quelli che non mi piacciono, non mi arrivano.

Samuel mi ha lasciato indifferente, eppure lui non fa parte di quelli che non mi arrivano. Di solito. Questa volta ne ho approfittato per andare a lavare i denti, così da non perdere tempo.

Sergio Sylvestre poteva fare alla grande, ma ha toppato. Sempre del tutto fuori tempo, come se non sentisse per niente la musica, come E. quando andavamo al karaoke. Occasione mancata.

Già mi immagino Jennifer che guarda l’esibizione di Fabrizio Moro e ripensa all’intervista che gli ha fatto. Lei sogna e lui fa un’intensa interpretazione di La leva calcistica della classe ’68. Per Jennifer sarebbe intenso pure tra gli scaffali del supermercato a cercare la carta igienica umida che fa ballare le natiche.

Michele Bravi si scontra con il Maestro Battiato e ne esce ammaccato. Vale lo stesso discorso fatto per la Comello: certi artisti sono intoccabili almeno fino a quando non hai la credibilità e maturità artistica tali da poterti permettere di… maneggiarli con cura.

Ora, dopo i voti delle tre serate, dovrei avere un’idea di chi sarà il vincitore del Festival di Sanremo, ma posso dire di non averne la minima idea! Perché certe cose non me le spiego e, tra queste, c’è la classifica finale del festival.

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