Inizio oggi questa nuova rubrica dedicata all’alfabeto. Un post a settimana dedicato ad ogni lettera diversa.

Si inizia, come di consueto, dall’inizio, quindi dalla lettera A.

Sulla scia di @kikkakonekka, nemmeno io cambio i nomi, quindi… non si sa mai.

Alberto è un amico di infanzia di Ernestino che conosco oramai da una quindicina d’anni. Ernestino è una persona buona e altruista, Alberto no.

Qualche anno fa, dopo capodanno, siamo andati qualche giorno a Budapest tutti e tre e, già dalle fasi di prenotazione, ho capito che con lui non ci sarei andata d’accordo.

Non sono presuntuosa a dirlo, ma a prenotare le vacanze online io sono brava. Scovo offerte e opportunità, ci so fare insomma. Lui no, ma vuole decidere tutto e gli altri sbagliano. Sempre.

Trovo un ottimo hotel, vicino a due linee metropolitane, 4 stelle con un ottimo prezzo, vicino al centro e con colazione compresa. Chiaramente anche il prezzo era interessantissimo, ma l’avevo trovato io, quindi non andava bene.

Ne trova lui un altro più caro, decentrato e senza metropolitane vicine. Dopo qualche giorno, davanti all’evidenza, ha ceduto al mio hotel e abbiamo prenotato una fantastica tripla.

Chiaramente io mi accaparro subito il singolo, mentre Ernesto e Alberto dormono nel matrimoniale. Alberto di notte russa e dal bagno arrivano rumorosi concerti senza ritegno. Ma fa niente.

Abbiamo la colazione compresa, la classica da hotel fatta di torte, brioches, cereali, pan carrè, fette biscottate, pane, prosciutto, formaggio, yogurt, caffè, latte, cappuccino, tè e tutto quello che vi viene in mente. Dopo la prima mattina, Alberto non fa più colazione in hotel perché sostiene non ci sia niente da mangiare e va in pasticceria a prendere un caffè + brioches alla modica cifra di 15 €. Ernesto è buono e, per il quieto vivere, lo asseconda. Io no.

A pranzo decide lui dove mangiamo, a cena decide lui dove mangiamo. Prenota in un ristorante e lui ordina antipasto, due secondi e il vino. Io acqua e un secondo. Il mio conto è 20 €, il suo 60 €. Metto la mia quota e chiudo la borsa. Monica mi aveva avvisato che lui vuole sempre dividere.

Un giorno a pranzo, lui aveva mangiato un hot dog per strada perché voleva andare alle terme (io ed Ernestino no) aggiungendo: “Se dove decidete di mangiare voi, c’è qualcosa che mi piace, lo prendo”. Scegliamo il nostro ristorante spartano e lui si arrabbia perché lì non c’è niente che gli piace!

L’ultima sera ci concede la scelta del ristorante tra una piccola selezione di locali di una sola via della città, ma escludendo tutti quelli dove c’era il menù con le immagini o il buttadentro all’ingresso. Rimangono tre opzioni, di cui una un fast food della catena Hooters, quello dove le cameriere sono più nude che vestite. Chiaramente lui punta per andare lì, ma io mi rifiuto. Ne rimangono due, di cui uno non gli piace e nell’altro non c’è niente che mangio io.

Dopo cena, io ed Ernestino andiamo a dormire, mentre lui raggiunge degli amici in un locale. Arriva tardissimo in hotel perché al ritorno si perde. Il giorno dopo ci racconta che i suoi amici sono stati raggirati in discoteca da delle ragazze che si sono fatte offrire un sacco da bere e, alla fine, se ne sono andate (ma va?) e si è scoperto che erano d’accordo con quelli del locale. Lui è più furbo, infatti non si sono nemmeno avvicinate… ma forse non si sono avvicinate perché c’ero io? Non che io sia più intelligente della media, ma il fatto di essere femmina scoraggia le altre femmine a farsi offrire da bere per fregare i malcapitati.

L’ultimo giorno voleva mangiare l’ennesimo gulash… ma faceva freddo e lui si attardava ad uscire dalla chiesa che stava visitando. Io ed Ernesto avevamo fame e siamo entrati in un bar per mangiarci un panino e gli abbiamo mandato un SMS per avvisarlo. Arriva tutto trafelato e di corsa inveendomi contro, dicendo che ho osato decidere dove mangiare senza consultarlo e che lui voleva il gulash e accusandoci di aver già scelto la sera prima dove andare a cena (tra un ristorante con donne nude, uno dove non c’era niente che mangiavo e uno accettabile che non gli piaceva).

E siamo arrivati all’ultima mattina in cui ci fa girare mezza città per cercare il computer che aveva visto su un volantino. Scendiamo dal tram ed io gli dico che, secondo me, si deve andare a sinistra. Lui mi guarda e inizia a ridere del mio senso dell’orientamento, così andiamo a destra. Chiaramente dalla parte sbagliata… dopo qualche minuto di camminata, con tutto il tatto che (non) possiedo, gli faccio notare che stiamo incrociando le vie dall’altra parte quindi, o la cartina è sbagliata, o dovevamo andare dall’altra parte. Alla faccia del mio ridicolo senso dell’orientamento!

Mi ha tolto l’amicizia su facebook.

 

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