CORPORATE STORYTELLING: Ho una storia da raccontare

Ieri ho iniziato il corso aziendale intitolato “Corporate Storytelling”.

L’obiettivo dell’azienda è costituire un gruppo di persone (siamo in 25) che dovrà essere alla guida del nuovo portale aziendale (intranet) creando contenuti e cercando di coinvolgere i colleghi nel farlo. Poi, nel tempo, si arriverà anche alla creazione di qualcosa di analogo sul nuovo sito internet.

Per questo motivo, preferendo la formazione interna all’utilizzo di un’agenzia pubblicitaria, siamo stati coinvolti noi 25 e oggi abbiamo fatto la prima di 4 lezioni.

Oggi abbiamo visto tanti filmati, già alle 8.45 del mattino per arrivare ad uno dei messaggi fondamentali: “ho una storia da raccontare”.

Infondo è quello che facciamo anche noi blogger ogni volta che ci troviamo davanti ad una nuova pagina bianca di wordpress: qual è la storia che voglio raccontare oggi?

Così è tutto il giorno che mi chiedo quale sia la storia che voglio raccontare con il mio blog.

Non so rispondermi.

 

21 Replies to “CORPORATE STORYTELLING: Ho una storia da raccontare”

  1. Su questo argomento vorrei dire qualcosa, perchè mi sembra che si stia tralasciando l’obiettivo che questa azienda sta cercando di raggiungere. In un percorso formativo e professionale, lo storytelling non deve essere per forza creativo, ma può essere più pratico e seguire una linea logica. Nel caso specifico non è richiesto il racconto della fiaba di Cappuccetto Rosso, bensì la conoscenza di alcuni aspetti aziendali insiti nella società ma che essa stessa non conosce. Aspetti legati al prodotto e spunti che questo può offrire allo staff, alla percezione aziendale avvertita dall’interno, ai rapporti personali tra colleghi, alle relazioni coi superiori, e via dicendo, il tutto allo scopo di creare un ambiente lavorativo più armonioso, consapevole, efficace, piacevole, e quindi di maggior profitto. Sono queste nuove tecniche che si basano sulla soddisfazione dell’individuo che porterà giovamento all’azienda stessa, oltre al fatto di coinvolgere in maniera più effettiva i dipendenti nel progetto aziendale, considerando il dipendente non più come strumento passivo che si limita a svolgere la mansione da A a B, ma chiedendogli più contributo personale sia a livello emotivo, informativo, produttivo, intimo. È chiaro che affidarsi ad agenzie esterne, oltre che essere più dispendioso a livello economico, incontra il grande ostacolo di saper comunicare il giusto messaggio aziendale al mercato, visto che questa pratica dovrà essere svolta da persone “esterne” al progetto stesso. Da chi sono formate le aziende? Dalle persone che quotidianamente ne occupano gli spazi e svolgono le varie tasks…e quindi chi meglio di loro può essere in grado di creare il messaggio aziendale, chi meglio di loro conosce l’atmosfera che si respira in ufficio, chi meglio di loro può offrire dei suggerimenti concreti per rendere efficaci certe operazioni? I contenuti stanno divenendo sempre più importanti, ed un’azienda che non avrà nulla da comunicare, cominciando da chi opera al suo interno, è destinata a scomparire. Punto di vista personale.

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    1. Cappuccetto Rosso era una delle esercitazioni di ieri.
      L’obiettivo aziendale ci è stato velocemente illustrato in una riunione preliminare e, a oggi, ancora non sappiamo niente. Al momento abbiamo fatto solo una lezione e, sul mio blog, ho voluto scrivere un solo punto di tutta la giornata.

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      1. ahahahah no no, penso proprio che sia quello che hai scritto tu il loro obiettivo, perché riguarderà sia il portale (intranet), sia il sito aziendali (internet).
        Sicuramente per il forum interno, l’obiettivo è la maggior coesione tra colleghi, visto che siamo sparsi in tutta Italia (nonostante siamo meno di 300 persone) e, probabilmente, presto verrà inserito il telelavoro. Per quanto riguarda l’esterno, spesso i clienti non sanno neanche di firmare contratti con noi…

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      2. In quel caso si tratterebbe di un risparmio di costi: la maternità, almeno in parte, è a carico dell’INPS! Però dovrebbero assumere persone giovani… siamo ampiamente un’azienda over 40!

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    1. Beh… per uno che vuole fare l’artista sì però…
      Domenica ero alle selezioni di un festival musicale e uno dei giurati (per 6 anni ha fatto XFactor) ha proprio detto che la maggior parte dei ragazzi che vogliono fare i cantanti, non hanno niente da raccontare. Ok su noi “normali”, ma se vorresti fare l’artista, devi necessariamente avere qualcosa da dirmi. Altrimenti stai zitto come me (che poi non sto zitta).

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      1. Ma anche l’artista non può farlo a comando, a bacchetta o perché esiste un contratto. Non so se ricordi, rimanendo in ambito musicale, le questioni legali sollevate da George Michael (ma anche Prince e Holly Johnson dei FGTH) che non volevano essere costretti a fare dischi a scadenza, ma di poterli fare nel migliore momento creativo.
        Tutti e 3 vinsero la causa.

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      2. Quando sei consolidato è un conto ed hai un certo potere contrattuale. Ma se sei un giovane che dovresti avere i cassetti pieni di idee perché non hai mai pubblicato niente e, invece, hai il nulla, perché ti dovrei produrre?
        In realtà gli autori scrivono quasi a comando… ci ho fatto un esame universitario sulla creatività (nonostante abbia studiato Economia Aziendale) e ci sono due tipi di creatività: quella istintiva (dionisiaca) tipica dei giovani e quella più razionale (apollinea), di solito delle persone più adulte. Potrei aver invertito i nomi perché sono passati tanti anni… nella prima ti si materializza in testa un’idea creativa e non sai nemmeno da dove arriva, è istinto puro… la seconda, invece, è finalizzata e segue dei percorsi creativi prestabiliti: sai dove vuoi arrivare e ci arrivi. Gli autori spesso sono creativi del secondo tipo.

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