Il 2004 segna, a livello musicale, il ritorno al successo di artisti e gruppi maschili, dopo anni di incontrastato dominio femminile.
Partiamo da un paio di debutti, quello degli Scozzesi Franz Ferdinand e l’album omonimo (4 milioni di copie vendute) e quello degli americani Scissor Sister anche loro con un album omonimo.
Qualcuno ritorna anche dopo molti anni di oblio: George Michael non produce un album di inediti dal 1996, ed eccolo tornare con “Patience” ed alcuni singoli di ottima fattura come il politicissimo “Shoot the Dog“, l’autobiografico “Freeek!” o i più pop “Amazing” e “Flawless (Go to the City)“; tornano insieme dopo 9 anni Roland Orzabal e Curt Smith a riformare la coppia originale dei Tears for Fears: escono l’album ed il singolo entrambi con il titolo “Everybody Loves a Happy Ending“; riunione anche per i mitici Europe con l’album “Start from the Dark”.
Torna dopo una brutta malattia Anastacia, che ha tutta la mia stima. Ottimo l’album omonimo ed i singoli “Left Outside Alone” e “Sick and Tired“.
Qualche singolo da ricordare: il DJ svedese Eric Prydz esce con “Call On Me” ed un video che approvo completamente; dalla vicinia Finlandia arrivano The Rasmus con “In The Shadows“; Darren Hayes lascia i Savage Garden e produce “Pop!ular“; la dolce “Baby Spice” Emma Bunton si fa notare con un singolo leggero ma molto orecchiabile dal titolo “Crickets Sing for Anamaria“; i Good Charlotte vanno in heavy rotation su radio e TV con “I Just Wanna Live“, di cui mio figlio (che all’epoca aveva solo 2 anni) andava letteralmente pazzo.
E i mostri sacri? Eccoli:
Eminem esce con l’album “Encore” e vende 12 milioni di copie (qui il singolo “Just Lose It“), i REM producono l’album “Around the Sun” (qui la nostalgica “Leaving New York“), dalla Germania con furore i Rammstein con l’album “Reise, Reise” ed il singolo “Mein Teil” ispirato ad un famoso fatto di cannibalismo dell’epoca, escono poi i Faithless con l’epico album  “No Roots” (ed il suo corrispondente album strumentale “Everything Will Be Alright Tomorrow”) (qui i singoli “Mass Destruction” e “I Want More“, entrambi molto legati al sociale), ci sono anche i Prodigy con l’album “Always Outnumbered, Never Outgunned” (ecco il singolo “Girls“), e per finire gli U2, che non sbagliano un colpo e vendono 10 milioni di copie con l’album “How to Dismantle an Atomic Bomb ” (qui il famoso singolo “Vertigo“).

Menzione speciale per quest’anno alla canadese Avril Lavigne, che anche se piccola tira fuori gli artigli e sfodera un album dal titolo “Under My Skin” che venderà ben 14 milioni di copie (singolo di punta “My Happy Ending“).

Chi mettiamo nel podio per il 2004?

Al terzo posto nella mia personale lista di preferenze la bella Gwen Stefani, che lascia temporaneamente i No Doubt e debutta come solista con l’album “Love. Angel. Music. Baby.”. Un ottimo esordio anche grazie a singoli di grande presa, come “What You Waiting For?“, “Rich Girl” e “Hollaback Girl“. Per il suo album 7 milioni di copie vendute.

Al secondo posto un gruppo all’esordio, The Killers. Capitanati da Brandon Flowers, vendono anche loro 7 milioni di copie con l’album intitolato “Hot Fuss”, trainato dagli ottimi singoli (opportunamente remixati anche in chiave discoteca) “Somebody Told Me” e “Mr. Brightside“.

Ma in vetta ci sono loro, i Green Day. L’album “American Idiot” colpisce in pieno le coscienze, adotta un tono irriverente ma spesso malinconico, trattando temi anche delicati come la morte in guerra o la solitudine della vita odierna. I singoli “Boulevard of Broken Dreams“, “Holiday” e “Wake Me Up When September Ends” ti fanno capire che questi tre ragazzotti americani hanno davvero prodotto un album che è un capolavoro assoluto.

Kikkakonekka

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