Il mio 1994 è stato all’insegna del divertimento più puro.
Laureatomi a fine 1993, finalmente libero dai libri, mi apro al mondo in modo differente, frequento con assiduità discoteche e locali da ballo e trovo una fidanzata con cui passerò 3 anni fantastici.
Ma sto divagando.

La musica italiana nel 1994, come ben descritto da Oriana, gode di una annata particolarmente ricca di successi.
In ambito internazionale le cose vanno altrettanto bene.
Una delle canzoni più ascoltate è certamente “Love Is All Around” degli scozzesi “Wet Wet Wet”: inclusa nella colonna sonora del pluripremiato film “Quattro Matrimoni E Un Funerale” la canzone (che tra l’altro è una cover) rimane in testa nella classifica inglese per ben 15 settimane, un successo strepitoso che, con quasi 2 milioni di copie vendute, segna il record di vendite di tutti i tempi per un brano classificato come “ballad”.
Ma è un periodo di furore per le discoteche di tutta Europa. Si balla con gli Ace Of Base (“All That She Wants“), con Whigfield e il suo tormentone “Saturday Night“, e con Corona e la sua “The Rhythm Of The Night“.
Ma forse sono i brani lenti ad avere il maggiore successo. Accanto ai già citati “Wet Wet Wet” troviamo anche i Bon Jovi con “Always“, Youssou N’Dour in coppia con Neneh Cherry per la meravigliosa “7 Seconds“, e il Boss Bruce Springsteen con “Streets Of Philadelphia” del famoso film con Tom Hanks.
Le boyband crescono: i Take That guadagnano posizioni con “Everything Changes” e “Babe“, ma a loro si affiancano, pur con un minore successo, gli East 17 di cui adoravo “It’s Alright“.
Il pop inglese vede nel frattempo un cambio generazionale.
Gruppi ed artisti targati “anni 80” fanno fatica a riproporsi, ed anche la fantastica Kylie Minogue viene lasciata dagli storici produttori “Stock Aitken e Waterman” (che la resero celebre gli anni precedenti) e con fatica si conquista un contratto discografico. Benedetto questo contratto, che le ha permesso di consegnarci un album che è un piccolo capolavoro, tra i cui brani spicca la dolcissima “Confide In Me“.
Per qualcuno che arranca, altri che decollano.
E’ il caso dei Blur e degli Oasis, che in tutta Europa si spartiscono onori, copertine, successi ed interviste. “Parklife” (con “Girls And Boys” opportunamente remixata dai Pet Shop Boys) e “Definitely Maybe” (con “Live Forever“) i loro album pubblicati nel 1994.
Ottime conferme nel 1994 da parte dei nordici Roxette con l’album “Crash! Boom! Bang!”, dei Rolling Stones con “Voodoo Lounge”, dei REM con “Monster” (stupenda “What’s the Frequency, Kenneth?” in esso contenuta), dei Jamiroquai con “The Return of the Space Cowboy” (il cui brano di spicco fu “Space Cowboy” che a sua volta ebbe successo solo grazie ad un fenomenale remix di David Morales), e della solita onnipresente Madonna con “Bedtime Stories”.
Debuttano sempre nel 1994 Marilyn Manson e i Portishead, mentre sono sulla rampa di lancio i Prodigy (che io adoro).
Porterei infine all’attenzione due artisti che per me sono, insieme ai Wet Wet Wet, i più rappresentativi di questo movimentato 1994.
Innanzitutto i Cranberries che, con l’album “No Need to Argue”, conquistano 7 dischi di platino negli USA e 5 in Europa e in Canada, con un totale di oltre 17 milioni di copie vendute. Immenso “Zombie“, il singolo di diamante, che tratta dei famigerati problemi che per decenni hanno afflitto l’Irlanda del Nord.
Ma un caro ricordo va anche alla tanto (e spesso giustamente) bistrattata Mariah Carey. Sarà stata fortuna, sarà stato il video, sarà stato un caso, ma “All I Want for Christmas Is You” (pubblicata in novembre) è entrata di diritto nel novero dei “classici” brani natalizi, al fianco di Bing Crosby e la sua “White Christmas” del 1942.
Ci lasciano nel 1994 Alessandro Bono (a me “Gesù Cristo” piaceva), Domenico Modugno e Curt Cobain, che decide troppo presto di alzare bandiera bianca.

 

Andrea / Kikkakonekka

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