Oltre alle Buffalo con la zeppa, i jeans extra lunghi e le pettinature ispirate a Beverly Hills 90210, gli anni ’90 erano anche altro: gli accessori.

Per andare a scuola, era d’obbligo avere lo zaino Invita, possibilmente con le scritte fatte con l’Uni Posca come quello di questa foto:

Potevi scriverci il nome della tua band preferita, del ragazzo che ti piaceva o la dedica della migliore amica. Qualsiasi cosa, purché non rimanesse intonso come il mio.

Altro must della categoria zaini, ma riservato alle femminucce, era lo zainetto Mandarina Duck blu.

Andava portato talmente lungo che doveva arrivare almeno a metà sedere e questa cosa piaceva tanto ai maschietti!

Altro accessorio spiccatamente anni ’90 era il collarino: un robino di plastica con anima in ferro (penso) ad effetto fisarmonica da stringere attorno al collo.

Tutto il resto, invece, andava appeso ai collarini di caucciù, meglio se d’argento perché d’oro costava troppo e l’acciaio non era ancora di moda.

L’orologio doveva essere rigorosamente Swatch. Non importa di quale foggia, l’importante è che fosse un economico Swatch subacqueo e colorato.

Un capitolo a sé meritano le cinture. Negli anni ’90, come si sarà capito, non eravamo snob, anzi, eravamo snob verso chi era snob. Tutto costava (relativamente) poco.
Le cinture erano tutte nere e si differenziavano solo per la forma della fibbia che poteva essere quadrata o a fiore. Quella quadrata era la mia preferita, ma aveva il piccolo difetto di conficcarsi nello stomaco. In ogni caso dei patacconi.

Ma quella che imperò per tutto il periodo, fu lei, la mitica cintura con i buchi.

Occhiali da sole. Purtroppo qui tornano a dettare moda i ragazzi di Beverly Hills 90210 con i loro occhiali da sole rotondi, a specchio e chi più ne ha più ne metta…

Nello zaino di ogni ragazzo (e anche delle ragazze, visto che si usavano gli zainetti al posto delle borse) c’era sempre l’inseparabile walkman e una stuola infinita di cassette registrate dai CD che rimanevano a casa (degli amici… uno lo comprava e 20 lo duplicavano, alla faccia dello streaming di oggi).

I più evoluti avevano l’auto reverse (quando la cassetta arrivava alla fine, girava da sola, ma solo se le pile erano sufficientemente cariche) e la radio incorporata… Ormai è noto che, per risparmiare, avvolgevamo il nastro della cassetta con la penna Bic perché noi eravamo ecologisti prima ancora che esserlo fosse di moda. No, la realtà è che, nello zaino, oltre ai libri che nessuno si preoccupava della nostra schiena (la soluzione per tutto era il nuoto), avevamo quintali di musicassette, altro che gli mp3 di oggi, ci mancava solo dover aggiungere la scorta di pile!

C’erano già i CD, logico, ma i lettori portatili si diffusero qualche anno dopo… ma l’ingombro rimase lo stesso.

Ciucciotti, anelli di plastica e tutto ciò che si trovava nel Cioè lo odiavo e, per questo motivo, non ne parlo. Ma li uso come copertina.

Gli anni ’90 furono anche quelli dei primi accessi al web per il popolo. Ricordo che all’Università, nel 1995, ci fu assegnato un indirizzo email complicatissimo, l’applicativo che usavamo per scrivere si chiamava “macchina virtuale” e girava su AS400 (che, nonostante sia obsoleto, viene utilizzato ancora in molte aziende, tra cui quella dove lavoro io). Non gestiva le lettere accentate né la @ che doveva essere sostituita con “at” motivo per il quale, gli anglosassoni, quando ti danno il loro indirizzo email non dicono come noi “chiocciola” ma “at”. Il dominio poteva essere omesso se scrivevi a qualcuno che l’aveva uguale al tuo. Peccato che non avessi nessuno a cui scrivere.

E voi, cosa ricordate degli accessori anni ’90?

Tutte le immagini di questo articolo sono state tratte dal web. I legittimi proprietari possono contattarmi in ogni momento per chiederne la rimozione.

 

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