Chiunque è stato studente negli anni ’90 sa benissimo di cosa sto parlando. La Smemoranda non era solo un’agenda, ancora meno era un diario scolastico. La Smemoranda, anzi, La Smemo, era quello che oggi è, per gli adolescenti, il proprio telefono: la vita.

Sulla Smemo c’era tutto (tranne i compiti): i numeri di telefono degli amici, le giornate, i pensieri, le dediche delle amiche, i biglietti del cinema incollati sulle pagine, le fotografie, le cartoline dalle vacanze, emozioni, speranze e sogni.

La Smemo cresceva e, più a fine anno era alta, più era figa, era un indice di popolarità.

La mia amica Sara mi aveva anche nominato erede dei suoi diari: da qualche parte aveva scritto che, se fosse morta, ero io a dovermi occupare e dover custodire le sue Smemo. Solo io.

Le mamme non avevano accesso alle loro pagine, ma noi non avevamo il PIN a difenderci, così dovevamo ingegnarci, perché tutte (era roba principalmente da femmine, i maschi al massimo ci incollavano la foto della loro ragazza di Non è la Rai preferita o quelle di Loris Capirossi in moto) sapevamo che la mamma leggeva. Così il trucco era scrivere in codice… così la mamma sì leggeva, ma di fatto non capiva niente, o meglio, capiva ciò che noi volevamo che lei capisse. Solo la nostra Amica capiva davvero.

E c’era tanta musica: ogni pagina era quella giusta per citare una frase dalle nostre canzoni preferite. Le mie spaziavano dagli Articolo 31 di J-Ax fino a Gianluca Grignani, dall’esordio dell’hip hop in Italia fino all’italian rock per ragazzine, passando per il classico pop nostrano.

La Smemo era il nostro mondo, il nostro giardino segreto… e anche un po’ il nostro, perdonate il paragone inopportuno, Zibaldone.

 

La pagina del riassunto mensile
Le mie citazioni musicali: naturalmente J-Ax!
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