Ogni giorno viviamo dei piccoli grandi traumi. Niente che, da bambini, possa condizionare la nostra +/- equilibrata crescita, ma comunque dei traumi anche se, solitamente, non richiedono l’intervento di uno psicoterapeuta.

Sto parlando di cose come quando, dopo aver fatto pupù, ci accorgiamo che è finita la carta igienica e ci troviamo a girovagare per casa con le braghe calate nella speranza che, da qualche parte, ci sia un nuovo rotolo che ci guarda dispettoso.

Ma, visto che di WC ho già parlato a sufficienza, questa volta mi voglio concentrare su un altro luogo della nostra sala da bagno: la doccia. So benissimo che per molti è una sconosciuta, ma anche a loro, prima o poi, capiterà, forse per sbaglio ed inconsapevolmente, di finire sotto il suo getto. Nessuna paura, solitamente è innocua, quindi non è prevista alcuna profilassi medica prima dell’utilizzo.

 

Ci sono due tipologie principali di docce, ognuna generatrice di traumi specifici, ma la maggior parte sono comuni. Ci sono i box doccia e le docce nelle vasche da bagno, ma non quelle da rivista di design, ma questi accrocchi:

Superato il problema tipologia ed eventuale scavalcamento della vasca, arrivano i veri e propri traumi.

La tenda che si appiccica: a tutti sarà capitato, almeno una volta nella vita, di fare la doccia avvolti nella tenda della doccia. Fino ad una decina d’anni fa queste tende erano molto diffuse, soprattutto nelle pensioni a conduzione familiare della Riviera Adriatica. Oltre ad allagare il bagno, ti trovavi a lottare con una tenda che, improvvisamente, si animava e assumeva le sembianze di un polipo. Impossibile liberarsene!

Quando finalmente eri riuscito a liberarti dalla sua presa mortale, uscivi e il bagno era inevitabilmente… allagato! Già perché, per quanto lunga, quella tenda non poteva essere a tenuta stagna e tu, nei tuoi infiniti movimenti, sicuramente avevi riversato almeno un paio di litri d’acqua sul pavimento. Così, bello lavato e profumato, imbracciavi spazzolone e straccio e giù in ginocchio ad asciugare…

Ma la tenda non era di certo l’unico modo per allagare il bagno! C’erano anche molte pensioncine nei cui bagni non c’era la tenda, neanche il box doccia in realtà. Il bagno era uno box doccia! Mi spiego meglio.
Si trattava soprattutto di bagni di piccole dimensioni dotati di lavandino, bidet e WC e il braccio della doccia era messo da qualche parte sulla parete… il trauma dove sta? No, la corrente elettrica non era un problema, l’unica fonte di luce era messa sul soffitto ben distante dall’acqua. Il problema era la solita carta igienica. Solitamente l’utente successivo si rendeva conto che tu ti eri dimenticato di mettere al sicuro il prezioso rotolo e, avendo trasformato l’intero bagno in un box doccia, questo era ora completamente zuppo d’acqua e balsamo per capelli. Inutilizzabile e amicizia finita.

Questo di solito capita in pieno inverno quando hai già dovuto lottare per togliere la maglia della salute che dà tepore alla gelida pelle. Ti infili sotto la doccia, ti bagni per bene, allunghi la mano e… puf… bagnoschiuma o shampoo sono finiti e ti maledici perché ogni volta ti riprometti di prendere il flacone nuovo dal mobile appena finisce quello vecchio e, regolarmente, te ne dimentichi! Io di solito risolvo lavando i capelli col bagnoschiuma o insaponandomi con lo shampoo, ma se finisce il balsamo non ho scelta. Bisogna armarsi di coraggio, uscire dalla doccia asciugandosi velocemente e correre a fornirsi di quanto necessita ben consci che l’accappatoio bagnato sarà freddo!

Il problema però, può anche riguardare l’accappatoio che hai deciso, da vero incosciente, di mettere a lavare e, chiaramente, ti accorgi che manca quando hai già finito di lavarti!

Questa volta hai proprio tutto: shampoo e balsamo, bagnoschiuma, crema idratante, accappatoio asciutto. Non manca proprio niente. Entri in doccia, lavi i capelli, sciacqui, balsamo… intanto che è in posa, bagnoschiuma. Sul più bello, mentre stai cantando a squarciagola Maledetta Primavera ispirato dal profumo di Pino e sei tutto completamente insaponato… va via l’acqua.

In pieno inverno, altrettanto traumatico è quando l’acqua, per ragioni non comprensibili dalla ragione umana, diventa improvvisamente fredda. Ci sono varie cause che possono avere questo effetto, a parte la caldaia che si rompe sul più bello.

Quello che capita solitamente a me è di prendere dentro nel miscelatore e, con il gomito, girarlo dalla parte sbagliata… chiaramente non me ne accorgo fino a quando non sento cadere dei cubetti di ghiaccio sulle mie spalle!

Ma ci sono anche altre cause… per esempio a casa dei miei, se qualcuno tira lo sciacquone del bagno di servizio, l’acqua della doccia diventa prima gelida e poi, improvvisamente ustionante tanto da far diventare la pelle rossa!

Per fortuna alcuni piccoli grandi traumi l’evoluzione tecnologica ce li ha fatti superare: il telefono che squilla.

…poi far squillare il telefono e di nascosto veder cosa fai…

Cantava Gianluca Grignani negli anni ’90. Eggià caro Grigna, ormai con l’identificativo di chiamata chi corre più a rispondere? Ormai il cellulare ce lo portiamo anche in bagno (e coi modelli che resistono all’acqua anche in doccia), al massimo, appena abbiamo finito, richiamiamo e quindi tu la tua donna che sgattaiola tutta gocciolante verso la cornetta, non la puoi più vedere!

E voi avete dei piccoli grandi traumi che succedono sotto la doccia?

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